dalla TERIACA...

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In una mattina d’autunno, a Trastevere, nel cuore di Roma, abbiamo fatto visita alla Antica Spezieria di Santa Maria della Scala. Qualcuno la considera la prima farmacia d’Europa, ma oggi, dal suo angolo nascosto, non è facile vederla né capire cosa celi dentro i suoi locali. Per più di quattrocento anni al suo interno sono state realizzate pozioni e ricette per papi, aristocratici, nobili e persone comuni e ancora oggi alambicchi, bilance, ampolle e barattoli testimoniano la gloria di un tempo che fu. Abbiamo curiosato tra le stanze della spezieria, rovistando tra i cassettoni che ancora conservano erbe e spezie e stupendoci davanti a enormi macchinari per comprimere minuscole pastiglie, sin quando il nostro sguardo è atterrato su una panciuta, misteriosa, polverosa botte di marmo e ottone. Abbiamo pregato la nostra guida di permetterci di sollevare il pesante coperchio,  ci è voluta la forza di quattro braccia, ma appena il tappo si è scostato dal bordo un profumo intenso, spesso, pungente ha offuscato e riempito le nostre narici e le nostre teste.

Il preparato all’interno di quella botte, passato alla storia con il nome di Teriaca, ha una storia antichissima. La sua ricetta, composta da oltre cinquanta ingredienti, deve la prima formulazione ad Andromaco il Vecchio, il medico di Nerone, e da allora è arrivata sino a noi grazie al passaparola e alla capacità di conservare e tramandare di uomini e donne.

La nostra storia inizia da qui, all’interno di questa botte contenente una potente panacea, l’unica al mondo che ancora conserva la miracolosa Teriaca.


...al viaggio sonoro

Emilia-Doppia-02_Terzo Paesaggio © Cristina Panicali.jpg

Così, lasciandoci trasportare da odori, tracce e indizi abbiamo dato inizio a un viaggio sonoro e fotografico. Dopo la botte, abbiamo inseguito un telefono, una Ford Escort verde, due anelli, lo scroscio d’acqua di una fontana di paese e un albero di noce. Sei oggetti per sei episodi, sei pigmenti della nostra tavolozza, colori primari con cui abbiamo dipinto “Il terzo paesaggio”. La definizione l’abbiamo presa in prestito da uno scrittore e giardiniere francese, Gilles Clement, che ha dedicato interi libri all’elogio delle piante spontanee, quelle che secondo lui costituiscono un terzo paesaggio, un luogo dove la natura può sfuggire ancora per un po’ al progetto umano… Come le erbe incolte, così anche la storia che raccontiamo c’è da sempre, è fondamentale per lo sviluppo dell’umanità, è costituita di fibra forte e tenace.

Un’introduzione e sei puntate audio, fotografie di luoghi personaggi e oggetti, interviste extra e articoli, link e bibliografie per approfondire. Il tutto racchiuso in questo sito, che ci auguriamo possa ampliarsi e coinvolgere molte e molti di voi.
Buon ascolto e buone letture!